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La Giornata della vittoria (in russo: День Победы?) viene celebrata il 9 maggio, in memoria della capitolazione della Germania nazista durante la seconda guerra mondiale (conosciuta anche come la Grande guerra patriottica in Unione Sovietica e alcuni Stati post-sovietici).

La resa fu firmata nella tarda sera dell'8 maggio 1945 (già il 9 maggio a Mosca), in seguito alla capitolazione concordata in precedenza con le forze alleate sul fronte occidentale. Il governo sovietico annunciò la vittoria la mattina del 9 maggio, dopo la cerimonia di firma avvenuta a Berlino. Tuttavia, è solo dal 1965 che la Giornata della vittoria è stata proclamata festa nazionale.

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News


Accoglienza 2012
30 settembre 2012

 
Anche quest'anno, nel mese di settembre, sono stati accolti dall'Associazione "CIAO CORREGGIO INSIEME" 10 bambini provenienti dalla Bielorussia, conosciuti da tutti come " i bimbi di Chernobyl".
Chernobyl, questo nome che evoca in ciascuno di noi paura, senso della catastrofe; eppure un nome che tendiamo a dimenticare, cullandoci nelle nostre certezze, nel pensiero che tanto " queste cose accadono solo lontano, non qui da noi".
Le famiglie che accolgono questi bambini, lo fanno per svariati motivi: chi per altruismo, chi per senso civico, chi per fare un po' di bene, ma tutte sono accomunate dalla voglia di ospitare bambini che, a seguito di un trattato tra Italia e Bielorussia, hanno bisogno di effettuare nel nostro Paese un soggiorno di risanamento.
Come si è sentito dire tante volte in questi anni, anche il solo breve soggiorno di un mese all'estero permette a questi bimbi di abbassare del 50% la possibilità di contrarre tumori ghiandolari durante l'età dello sviluppo. Cosa molto importante per questi fanciulli che, pur non abitando nella città della centrale maledetta, hanno la sfortuna di essere nati in un Paese dove maggiormente si è risentito e si risente tuttora delle conseguenze di quel tristemente famoso incidente nucleare.
Tuttavia non credo che né per loro, né per le famiglie che li ospitano, siano queste le cose più importanti.
Per la maggioranza dei bambini si tratta di un'esperienza quasi unica, in cui non solo vengono a visitare una Nazione che è per loro come il Paese dei balocchi, ma soprattutto hanno la possibilità di vedere una realtà molto diversa dalla loro e di capire che ognuno di noi può essere artefice del miglioramento di uno stile di vita personale e collettivo.
Hanno visto al lavoro uomini e donne, hanno vissuto in famiglie in cui le mamme e i papà faticano ma curano i propri figli, intrattengono relazioni sociali e di amicizia con altre persone per scopi comuni. Tutto ciò si ripercuote su un migliore stile di vita in cui nessuno è passivo, come invece mostra tante volte quella televisione che, anche se non hanno l'acqua corrente o il bagno in casa, conoscono e vedono anche loro.
Victoria, la magnifica accompagnatrice che già da qualche anno segue il gruppetto ospite a Correggio, cerca sempre di sottolineare questi valori, evidenziandoli ed analizzandoli con i bambini durante i quotidiani momenti di attività, che si svolgono tra la "Casa nel parco" sede del campo-giochi, le visite mediche, le uscite nel territorio e la settimana al mare.
Victoria si spende per far notare che qui non si è necessariamente ricchi e anche per divertirsi è sufficiente avere una corda ed un copertone usato per dondolare su un'altalena come quella su cui si sono divertiti tanto.
E ora le famiglie ACCOGLIENTI. Non sono solo quelle che fisicamente ospitano nelle loro case i bambini, ma anche tutte quelle (coppie, con figli o senza, single) che in un modo o nell'altro si adoperano affinchè questo breve periodo sia efficace e memorabile. Da coloro che aprono il campo al mattino, a chi cerca gli sponsor, da chi guida il pulmino, a chi dona qualcosa per loro. Indipendentemente dai motivi che li hanno spinti a fare ciò che fanno, credo che tutti possano affermare, anche se sembra un luogo comune, di aver ricevuto più di quanto abbiano dato. Nessuno lo dice, ma si vede: dalla cura con cui si vestono questi bimbi, dalla preoccupazione di non capire tante volte ciò che essi vorrebbero esprimere e che le difficoltà di comunicazione non permettono di comprendere, dal desiderio di dar loro da portare a casa quanto più possibile, dalle lacrime che non si possono trattenere al momento della recita di fine campo e soprattutto al momento dei saluti. Queste famiglie che diventano amiche, pur avendo vite diverse, passioni diverse, credo politici o religiosi diversi; diventano solidali, con uno scopo comune: fare qualcosa di concreto pur partendo da poco. Perché il molto non nasce già grande, ma è un poco che cresce poco a poco. Perché quel poco di amore che si è donato a ciascuno di questi piccoli bimbi diventi un grande amore, che ciascuno di essi riporterà nella propria vita, nella propria famiglia, nel proprio Paese.


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