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La Giornata della vittoria (in russo: День Победы?) viene celebrata il 9 maggio, in memoria della capitolazione della Germania nazista durante la seconda guerra mondiale (conosciuta anche come la Grande guerra patriottica in Unione Sovietica e alcuni Stati post-sovietici).

La resa fu firmata nella tarda sera dell'8 maggio 1945 (già il 9 maggio a Mosca), in seguito alla capitolazione concordata in precedenza con le forze alleate sul fronte occidentale. Il governo sovietico annunciò la vittoria la mattina del 9 maggio, dopo la cerimonia di firma avvenuta a Berlino. Tuttavia, è solo dal 1965 che la Giornata della vittoria è stata proclamata festa nazionale.

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News


Sanzioni economiche Ue ed Usa per Lukashenko
1 febbraio 2011

[ 1 febbraio 2011 ] dal sito www.greenreport.it

Sanzioni economiche Ue ed Usa per Lukashenko,
il dittatore ammirato da Berlusconi

LIVORNO. Vi ricordate la visita di Silvio Berlusconi in Bielorussia a fine novembre 2009? Vi ricordate quando disse che «L'amore del popolo bielorusso per il presidente Aleksandr Lukashenko si vede dai risultati elettorali che sono sotto gli occhi di tutti»? E di quando il nostro premier a caccia di dossier del Kgb disse rivolto al Capo di Stato bielorusso, l'ultimo dittatore d'Europa secondo l'Ue, «Grazie anche alla sua gente, che so che la ama: e questo è dimostrato dai risultati delle elezioni che sono sotto gli occhi di tutti»?
Ebbene i risultati di quelle elezioni "sotto gli occhi di tutti" hanno portato il governo Usa ad imporre ulteriori sanzioni a diverse società bielorusse e ad allargare la lista dei politici bielorussi non graditi sul suolo americano. Il Dipartimento di Stato Usa ha annunciato che «Gli Stati Uniti hanno abrogato il documento che permette ai cittadini americani di firmare dei contratti con le imprese Lakokraska (specialista in pitture e vernici) e Polotsk Steklovolokno (fibra di vetro), le filiali del gruppo petrolchimico pubblico bielorusso Belneftekhim. Tutte le transazioni passate con Belneftekhim sono attualmente congelate. Applicheremo le restrizioni riguardanti l'ingresso (negli Usa) alle persone responsabili delle azioni dello scorso 19 dicembre. Gli Stati Uniti studiano anche la possibilità di adottare delle sanzioni finanziarie contro molti cittadini bielorussi».
Gli americani si riferiscono alla selvaggia repressione del 19 dicembre, quando le milizie di Lukashenko attaccarono l'opposizione che manifestava contro le ennesime elezioni truccate, e la polizia arrestò centinaia di manifestanti e addirittura diversi candidati alle elezioni presidenziali.
La decisione Usa arriva a poche ore da quella presa lunedì a Bruxelles dai ministri degli esteri dell'Ue che hanno deciso di bloccare il patrimonio all'estero di 158 alti papaveri bielorussi, tra i quali anche il presidente Lukashenko e d i suoi figli Viktor e Dmitri, e di vietare loro l'ingresso nell'Ue a causa della repressione in quello che Berlusconi aveva dipinto come un armonioso regno della bontà e della gratitudine.
Philip Crowley, portavoce di Hillary Clinton, ha confermato: «Conduciamo con i nostri colleghi europei delle intense consultazioni su questa questione. Conosciamo e sosteniamo le scelte intraprese dall'Unione europea e siamo pronti a ristabilire le sanzioni prima tolte».
E' stato quindi accolto sulle due sponde dell'Atlantico l'appello che il 27 gennaio ha fatto il Parlamento europeo per decretare immediate sanzioni contro la Bielorussia ed il regime nazional-comunista di Lukasenko, al potere dal 1994, passando direttamente dalle fila del Pcus alla dittatura che, mantenendo intatta la simbologia sovietica, ha trasformato di fatto la Bielorussia in uno strano Paese dove il socialismo è stato convertito in un regime fascista che odia i nazionalisti anti-russi e di una cleptocrazia corrotta che si basa sulla delazione e la repressione.
La Bielorussia, uno dei Paesi più poveri d'Europa, oggi ha annunciato improbabili ritorsioni contro le sanzioni europee. Il portavoce del ministero degli esteri di Minsk, Andrei Savinykh ha detto che «Le decisioni del Consiglio dell'Ue obbligano la Bielorussia a prendere delle misure di ritorsione proporzionate in vista di rafforzare la sovranità della Bielorussia, di garantire la stabilità e di consolidare la società bielorussa».
Chissà se Silvio Berlusconi correrà al capezzale del suo ammirato amico ex-comunista per mettere una buona parola. Probabilmente questa volta no, ha già troppi pensieri per la nipotina del suo amico Mubarak... e anche lui non se la passa bene.


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