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Rifiuti radioattivi
1 dicembre 2019

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Nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti radioattivi, la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati (Commissione Ecomafie) ha audito il presidente della società Nucleco del gruppo Sogin, Alessandro Dodaro, e il direttore della centrale Antifrode dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, Maurizio Montemagno. Quello che è emerso è allo stesso tempo sorprendente e preoccupante e delinea un quadro non certo efficiente che coinvolge le istituzioni fino al livello dei vari governi succedutisi negli ultimi 25 anni- Secondo il resoconto della Commissione «Dodaro ha illustrato numerose esperienze della società Nucleco, controllata da Sogin Spa e partecipata dall’Enea, in materia di gestione dei rifiuti radioattivi e di bonifica dei siti industriali. Secondo quanto riferito, nello svolgimento di quest’ultima attività, in alcuni casi si è fatto ricorso a soluzioni temporanee di messa in sicurezza del materiale radioattivo, che richiedono però ulteriori interventi. Dodaro ha dichiarato che l’indeterminatezza della destinazione finale dei rifiuti radioattivi pone un rischio economico in capo alle aziende che hanno depositi temporanei e, in ultima istanza, in capo alla collettività». Il presidente di Nucleco ha spiegato che «I rifiuti radioattivi trattati in capo a Nucleco oggi sono stoccati presso l’area Enea Casaccia su una superficie di 7mila metri quadrati». Dato che tale deposito temporaneo non può essere ingrandito, Dodaro ha riferito che «sono in corso operazioni di compattazione e riduzione del volume – tramite incenerimento in un impianto estero – di talune tipologie di rifiuti». Dall’audizione «E’ emersa la necessità di realizzare il prima possibile il Deposito nazionale, in modo da poter effettuare una sistemazione definitiva dei rifiuti radioattivi presenti anche in numerosi altri depositi sul territorio nazionale». Dodaro ha anche riferito riguardo ad alcuni aspetti sui quali sarebbero necessari interventi normativi e in particolare sulla necessità di «Una più completa regolamentazione della gestione dei residui di lavorazione di materiali naturalmente radioattivi». Montemagno è stato audito dalla Commissione Ecomafie sulla sorveglianza radiometrica dei rottami metallici nelle aree doganali. La Commissione ricorda che «Per le spedizioni, i controlli radiometrici sono a carico degli importatori. L’attestazione di tale controllo deve poi essere allegata alla dichiarazione doganale da presentare all’Agenzia». S Montemagno ha ricordato che «Le autorità competenti in materia sono i ministeri dello Sviluppo economico, dell’Ambiente, della Salute e l’Ispra» e ha spiegato che «Il decreto interministeriale previsto dal decreto legislativo 230/1995 (art. 157, comma 3), recante le modalità di applicazione, i contenuti delle attestazioni della sorveglianza radiometrica e l’elenco dei prodotti semilavorati metallici oggetto della sorveglianza, ad oggi non è ancora stato emanato». Ma, oltre a un decreto che attende di essere emanato da 24 anni, la cosa più clamorosa riferita da Montemagno è che «Non sono mai entrati in funzione i portali installati circa due decenni fa nei principali porti italiani per rilevare sistematicamente spedizioni con un alto livello di radioattività». L’audito a evidenziato che «La competenza relativa alla messa in funzione di queste apparecchiature non è in capo all’Agenzia delle dogane, ma ai ministeri dell’Interno, dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture. Ad oggi, le verifiche sulla eventuale presenza di radioattività sono effettuate sui container a campione, sulla base di valutazioni di rischio, mediante apparecchiature che vengono periodicamente aggiornate in base al progresso tecnologico».

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