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La Giornata della vittoria (in russo: День Победы?) viene celebrata il 9 maggio, in memoria della capitolazione della Germania nazista durante la seconda guerra mondiale (conosciuta anche come la Grande guerra patriottica in Unione Sovietica e alcuni Stati post-sovietici).

La resa fu firmata nella tarda sera dell'8 maggio 1945 (già il 9 maggio a Mosca), in seguito alla capitolazione concordata in precedenza con le forze alleate sul fronte occidentale. Il governo sovietico annunciò la vittoria la mattina del 9 maggio, dopo la cerimonia di firma avvenuta a Berlino. Tuttavia, è solo dal 1965 che la Giornata della vittoria è stata proclamata festa nazionale.

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Svetlana Aleksievic: "La mia Bielorussia in rivolta per il pane
27 marzo 2017

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MOSCA. "Per la prima volta le proteste in Bielorussia hanno un volto nuovo. Le facce dei manifestanti non sono quelle dei giovani, ma di anziani senza nulla per vivere. Questa è una rivolta per il pane. Di chi non ha più nulla da perdere. E questo a Lukashenko fa paura". Svetlana Aleksievic, la scrittrice bielorussa tradotta in più di venti lingue, Nobel per la letteratura 2015, quelle facce le vede dalla finestra. Casa sua si affaccia sul centro di Minsk dove ieri la marcia convocata nel "Giorno della libertà" è stata soffocata con arresti e violenza. Da 24 anni sotto il giogo di Aleksandr Lukashenko, "l'ultimo dittatore d'Europa" come lo chiamò Condoleezza Rice, la Bielorussia è rimasta ancorata al suo passato sovietico. Ma, da febbraio, la gente ha iniziato a scendere in piazza per protestare prima contro la costruzione di un centro business a Kurapaty dove sono sepolte le vittime di Stalin, poi contro la cosiddetta "legge anti-parassiti" che obbligava chi lavora meno di sei mesi l'anno a versare allo Stato 20 mensilità al minimo sindacale. Lukashenko ha congelato entrambi i progetti, ma quando il dissenso ha continuato a dilagare è iniziata la repressione.

Signora Aleksievic, Lukashenko all'inizio sembrava tollerare le proteste, aveva persino fatto due inedite marce indietro. Oggi invece ci sono stati oltre 400 arresti, tra cui quello del poeta Vladimir Nikliaev e dell'ex candidato alla presidenza Mikola Statkevic, e decine di feriti. Perché questo repentino cambio di atteggiamento?
"Mi sembra che non sia capace di operare in un altro modo. Inizialmente ha cercato di blandire l'Occidente perché i rapporti con Mosca si sono gravemente deteriorati, ma poi ha visto che a manifestare non erano i giovani, ma i pensionati, e ha avuto paura. Vuole spaventare la gente. Ma non capisce che il popolo è deluso. Vuole il cambiamento, non vuole vedere la gente picchiata e arrestata in piazza. Ma questo regime è totalmente conservatore. Non credevo che potesse essere così incapace di rinnovarsi".

Non si erano mai viste così numerose manifestazioni in Bielorussia. Cos'è successo?
"Non ci sono più soldi. Il regime si reggeva sul denaro russo. Mosca ci ha sovvenzionato per anni con gas e petrolio a basso costo, ma ora non lo fa più. Naturalmente vi sono trattative sottobanco tra Lukashenko e Putin, ma c'è poco margine di manovra. La Russia ora come ora è un Paese in recessione tra crollo del petrolio e sanzioni. Non ha soldi da darci".

Sembra che la cosiddetta "legge anti-parassiti" sia riuscita a catalizzare il disagio sociale. Come mai?
"Per un bielorusso è troppo umiliante sentirsi chiamare "parassita", "scroccone". Per questo in piazza ci sono più pensionati che giovani. Oggigiorno le fabbriche sono ferme o operano due/tre giorni a settimana. Molti vengono licenziati e chi lavora ha salari bassissimi. Molte famiglie sono rimaste senza niente e in più si sentono chiamare parassiti. Una madre di due figli, a cui l'ex marito non paga gli alimenti, è stata processata perché non riusciva a estinguere i debiti. L'immagine di lei che piange in aula è il simbolo della situazione odierna".

Lukashenko ha detto che "non ci sarà una Majdan in Bielorussia". Pensa che ci siano i presupposti perché invece avvenga?
"È sbagliato paragonare quello che sta succedendo ai fatti di Kiev. In Ucraina la gente combatteva per l'indipendenza. Il sentimento antirusso è stato il fattore scatenante della rivoluzione arancione del 2004 e della rivolta di Majdan del 2014. Da noi la protesta ha un aspetto totalmente diverso, puramente materiale. È una rivolta per il pane. L'idea di libertà e indipendenza in Bielorussia non è forte come lo è in Ucraina".

Ma si parla già di "primavera bielorussa", è sbagliato?
"È precoce. Sperare di ottenere un risultato immediato, come fa l'opposizione, è da ingenui. L'opposizione ha sopravvalutato le sue capacità. E ha esagerato quando ha parlato di lotta al regime. Lo trovo anche irresponsabile. I giovani che oggi protestano e vengono fermati domani verranno espulsi dalle Università che frequentano. Il nostro Paese così finirà per essere privato di nuove leve intellettuali".

La Bielorussia è un Paese di frontiera tra la Russia e l'Ue e la Nato. Che ruolo dovrebbe avere l'Occidente?
"L'Occidente cerca il dialogo con Lukashenko, ma lui è inaffidabile. Civetta con l'Europa solo quando vuole intimorire e ricattare Putin per estorcergli denaro. Ed è assolutamente incapace di guardare all'Occidente. Se qualcuno lo farà, sarà un leader più giovane, ma temo che in Bielorussia non ci sarà un cambio di guardia senza spargimento di sangue".

http://www.repubblica.it/esteri/2017/03/26/news/svetlana_aleksievic_la_nobel_racconta_la_violenta_repressione_delle_manifestazioni_mai_cosi_numerose_ieri_400_arresti-161418715/#gallery-slider=161401565


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