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La Giornata della vittoria (in russo: День Победы?) viene celebrata il 9 maggio, in memoria della capitolazione della Germania nazista durante la seconda guerra mondiale (conosciuta anche come la Grande guerra patriottica in Unione Sovietica e alcuni Stati post-sovietici).

La resa fu firmata nella tarda sera dell'8 maggio 1945 (già il 9 maggio a Mosca), in seguito alla capitolazione concordata in precedenza con le forze alleate sul fronte occidentale. Il governo sovietico annunciò la vittoria la mattina del 9 maggio, dopo la cerimonia di firma avvenuta a Berlino. Tuttavia, è solo dal 1965 che la Giornata della vittoria è stata proclamata festa nazionale.

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Gli incidenti nucleari rendono mutanti insetti ed uccelli
14 marzo 2016

clicca l'immagine per ingrandirla
Gli incidenti nucleari rendono mutanti insetti ed uccelli
Traduzione di ProgettoHumus.it da http://www.dw.com

Intervista di Deutsche Welle a Timothy Mousseau



Il biologo Timothy Mousseau ha trascorso anni ad analizzare insetti, uccelli e topi che abitano intorno alle  centrali nucleari di Chernobyl e Fukushima.
In un’intervista a DW, condivide alcune sorprendenti scoperte sugli effetti degli incidenti nucleari sulla fauna selvatica.

DW: Professore, ha scoperto qualche cimice (cimice rossonera, nella foto in alto) mutante ?
Timothy Mousseau: Sì, le cimici sono davvero la “chiave della scoperta”. Il mio collega di ricerca, Anders Moller, ed io abbiamo fatto visita a Chernobyl nel 2011. Abbiamo raccolto dei fiori nella  città di Pripyat, per studiarne il polline, quando Anders ha trovato sul terreno questo piccolo insetto a macchie rosse e nere ed ha detto: “Tim, guarda, è un mutante – è senza un occhio!”.

Da allora abbiamo iniziato ad analizzare questi insetti in ogni luogo che abbiamo visitato, dalle zone più contaminate della Foresta Rossa a quelle relativamente pulite nei villaggi abbandonati. Alla fine abbiamo raccolto diverse centinaia di queste piccole creature. Fu subito molto evidente che i modelli deformi erano molto più diffusi nelle zone ad alta contaminazione radioattiva.
Questo è solo uno dei tanti aneddoti simili riguardo le creature deforme di Chernobyl.  In ogni sasso e roccia su cui camminiamo troviamo un segnale delle proprietà mutageni della radioattività nella regione.


Uccelli analizza vicino a Chernobyl. A sinistra normale, a destra con tumore facciale

DW: C’è una soglia di radioattività al di sotto della quale non si verificano alcuni effetti?
Mousseau: L’impatto delle radiazioni sui tassi di mutazione, cancro e mortalità varia a seconda della specie. Ma statisticamente, c’è un semplice rapporto con la dose di esposizione. Piccola dose, piccolo effetto; dose media, grande effetto. Non sembra esserci una soglia sotto la quale non si possano verificare conseguenze.
E’ interessante notare che gli organismi viventi in natura sono molto più sensibili alle radiazioni degli animali da laboratorio.
Mettendo a confronto i topi in natura con quelli analizzati nei laboratori ed esponendoli ad identiche radiazioni ionizzanti, il tasso di mortalità dei primi è di 8 / 10 volte superiore rispetto agli altri. Questo perché gli animali da laboratorio sono “protetti” dalla maggior parte dei fattori che provocano stress come il freddo e la fame.

DW: E’ la vegetazione a subire maggiormente gli effetti della radioattività?
Mousseau: Sì, abbiamo raccolto un sacco di polline deformato e visto tantissimi alberi deformi… troppi.  I pini spesso mostrano alterazioni nella forma durante la crescita anche in aree dove la contaminazione da radionuclidi è bassa. A volte possono essere stati altri fattori come un’infestazione di insetti o il ghiaccio, ma da nessun’altra parte si sono verificate tali anomalie.
Ma nelle zone contaminate dell’Ucraina, abbiamo una correlazione forte ed evidente tra la frequenza di anomalie e l’incidente di Chernobyl. 
C’è stato un recente articolo che mostra un fenomeno molto simile a Fukushima. Gli alberi laggiù sono molto giovani e probabilmente potrebbero subire mutazioni e malformazioni nei prossimi 30 anni, come a Chernobyl.


Il team di Mousseau a Chernobyl analizza le popolazioni di insetti, a sinistra. A destra, alberi deformati a Chernobyl

DW: Quali sono gli effetti a lungo termine delle radiazioni sulle specie animali o vegetali nelle aree contaminate? C’è stata la mutazione dei genomi? Le mutazioni persisteranno?
Mousseau: A lungo andare, no. Il fatto è che, un certo tasso di mutazioni avvengono endemicamente e costantemente in ogni specie anche in aree incontaminate o in zone con basse dosi di radioattività non proveniente da incidenti nucleari. In questo senso è già stata provata la maggior parte delle varianti genetiche che sono neutre o leggermente deleterie. Se questo tipo di mutazione fosse dannosa, sarebbe già evidente all’interno della popolazione di qualsiasi specie.

DW: Così sarebbe nullo l’effetto a lungo termine degli incidenti nucleari sulla biodiversità?
Mousseau: Sì è giusto. Nel  corso del tempo evolutivo, ci aspettiamo che le popolazioni torneranno alla normalità dopo che il momento mutageno scompare.
I radionuclidi decadranno ed anche i luoghi ad alta contaminazione diminuiranno, le mutazioni diverranno meno frequenti ed, in buona salute, le popolazioni di animali e vegetali ricolonizzeranno i siti. Così anche gli status genetici.
Alcune mutazioni potrebbero persistere se sono diventate adattative durante la fase più acuta. Per esempio, ci sono specie di animali dove le cellule producono un alto carico antiossidante che li rendono più resistenti agli effetti delle radiazioni ionizzanti. Ma questa protezione avrà un costo “metabolico”. Dopo che si abbasseranno i livelli di radioattività, infatti,  varieranno anche i fattori che ne hanno determinato la sopravvivenza.


Mousseau e Moller a Chernobyl

Dove le cose si complicano è quando le mutazioni dannose sono recessive, ovvero, quando “infettano” due copie, una per ciascun cromosoma, per determinarne il cambiamento. Molte mutazioni entrano infatti in questa categoria e possono accumularsi nelle popolazioni e diventare anche ereditarie. A causa di ciò, alcune popolazioni di esseri viventi possono essere influenzate da tali mutazioni per molte generazioni, anche dopo che il fattore mutageno smette di esistere, ed anche, tramite la dispersione, nelle popolazioni che non sono state da lui interessate.

DW: Come può la contaminazione radioattiva interagire con altri problemi che riguardano gli ecosistemi, come la perdita degli habitat o i cambiamenti climatici?
Mousseau:  Sicuramente il cambiamento è un fattore aggiuntivo che è in grado di interagire con la radioattività e di influenzare la vita delle popolazioni di animali e vegetali.
Abbiamo dimostrato che, mentre le rondini nella maggior parte degli ecosistemi si sono adattate al cambiamento climatico (modificando i loro periodi di cova), nella zona di Chernobyl questo “adattamento”  è effettivamente in ritardo. Ipotizziamo che questo sia dovuto allo stress da contaminanti radioattivi.


La Foresta Rossa radioattiva intorno a Chernobyl, sempre a rischio incendi

La paura più grande attualmente è legata all’osservazione delle estati più calde e secche in Ucraina, con il conseguente aumento del numero e delle dimensioni degli incendi boschivi. La scorsa estate ce ne sono stati tre di grandi dimensioni e uno di questi ha bruciato alcune aree molto contaminate.
Abbiamo previsto che tali eventi potrebbero costituire una minaccia significativa per la popolazione umana e l’ambiente tramite la risospensione e la deposizione dei radionuclidi dalle foglie e da biomasse.

DW: Oltre alla minaccia degli incendi che possono diffondere la contaminazione nucleare, esiste anche la questione legata alla vita degli esservi viventi come gli uccelli ed altri mammiferi che vivono in territori radioattivi. 
C’è la possibilità che questi assorbano elementi radioattivi da cibo o acqua proveniente da siti contaminati e che li portino altrove disperdendo, così, la radioattività in altre zone?

Mousseau: Se gli animali muovono i radionuclidi? Sì! Ho fatto uno studio anni fa che ha mostrato quantità significative di radionuclidi che vengono trasportati ogni anno dagli uccelli. Ma sembra improbabile che le quantità siano sufficienti a causare effetti misurabili sulla salute – a meno che questi uccelli non costituiscano la dieta di qualche altro essere vivente.
E’ noto che a Chernobyl, alcune persone che vivono appena al di fuori della zona di esclusione, ricevono dosi significative di radionuclidi dalla caccia ai cinghiali contaminati che si muovono su diversi territori a differente contaminazione.


Topi affetti da cataratta a Chernobyl [VEDI NEWS]

DW: Quest’anno ricorrono 5 anni dal disastro di Fukushima e 30 anni da quello di Chernobyl. 
Per quanto tempo le zone contaminate intorno a questi due luoghi saranno pericolose e “muteranno”?

Mousseau: Chernobyl è stata una fissione nucleare che è bruciata per una decina di giorni, con isotopi di stronzio, uranio e plutonio che si sono disseminati nell’ambiente. Questi elementi hanno una lunga emivita, così molte zone rimarranno pericolose per secoli, addirittura per migliaia di anni.
Fukushima è stata in gran parte un evento legato alla diffusione del cesio i cui radionuclidi hanno relativamente una breve emivita. La zona radioattiva, in gran parte si decontaminerà naturalmente nel giro di qualche decennio o al massimo entro duecento anni.

Timothy Mousseau è un professore di Scienze Biologiche presso la University of South Carolina in Columbia, South Carolina. E’ uno dei maggiori esperti al momdo degli effetti della contaminazione da radionuclidi proveniente da incidenti nucleari su uccelli selvatici, insetti, roditori e popolazioni vegetali.


Intervista di Nils Zimmermann
tratto da "MONDO IN CCAMMINO"

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