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20 maggio 2019
Chernobyl: gli animali si sono geneticamente 'automodificati' (la nuova mappa della radioattività) »

Un gruppo di 30 ricercatori provenienti da Regno Unito, Irlanda, Francia, Belgio, Norvegia, Spagna e Ucraina ha presentato i risultati di uno studio su grandi mammiferi, uccelli nidificanti, anfibi, pesci, bombi, lombrichi e batteri dimostrando che attualmente l'area ospita una grande biodiversità. Inoltre, hanno confermato la generale mancanza di grandi effetti negativi degli attuali livelli di radiazioni sulle popolazioni animali e vegetali che vivono a Chernobyl, dal momento che tutti i gruppi studiati mantengono popolazioni stabili e vitali all'interno della zona di esclusione.
14 maggio 2019
Val D'Agri, nuova Terra dei Fuochi: oltre al petrolio, 854 tonnellate di rifiuti tossici illegali »

Del giacimento più grande della terraferma, ne avevamo parlato a maggio dello scorso anno, quando Eni aveva ammesso che da agosto a novembre 2016, nella zona c’era stata una “perdita” di petrolio.
11 maggio 2019
Chernobyl: drone sorvola la ‘Foresta Rossa’, l’area più radioattiva al mondo »

Le immagini della zona di esclusione e della Foresta Rossa di Chernobyl.

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News


Mostra fotografica "CHERNOBYL PRESENTE" di Erik Messori
23 aprile 2016

clicca l'immagine per ingrandirla
Apertura mostra domenica 10,00-12,30 e 15,30 - 18,30

L’Unione Sovietica era assolutamente sprovvista di un piano di emergenza e ciò che fu fatto avvenne all’insegna della pura improvvisazione.
Molti "liquidatori" (operai inesperti e privi di qualsiasi tipo di protezione, che manualmente, con terra o con acqua, tentarono di spegnere l’incendio), essendo stati esposti a radiazioni dirette, morirono nel giro di poco tempo.
In seguito il reattore fu sigillato con un sarcofago di cemento.
Purtroppo, però, questa protezione oggi presenta delle crepe e, soprattutto, essendo troppo pesante tende ad abbassare di alcuni metri l’intera struttura con il rischio di inquinare sia il suolo che le falde acquifere sottostanti.
Se ciò avvenisse lo stesso Mar Mediterraneo potrebbe esserne coinvolto, visto che le falde acquifere conducono al fiume Dnepr, che sfocia nel Mar Nero.
Difficile quantificare la portata di questa immane tragedia, l’entità della devastazione ambientale di cui fu causa, e le vite umane che cancellò immediatamente dopo l’esplosione, e negli anni a venire, per l’effetto nefasto della nube radioattiva.

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