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Bielorussia: 5 milioni di persone vivono ancora nelle zone contaminate da Chernobyl
22 dicembre 2012

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  Una delegazione del progetto "Rugiada" di Legambiente è appena tornata in Maremma dalla Bielorussia riportando l'impressione di una situazione gravissima: «Cinque milioni di persone continuano a vivere nelle aree della Russia, Bielorussia e Ucraina contaminate dall'incidente di Chernobyl del 26 aprile 1986. Un numero spropositato, equivalente alla popolazione di Roma, Napoli e Milano. Nel sud della Bielorussia, dov'è caduto il 70% del fall-out radioattivo, le famiglie e i bambini vivono in situazioni di povertà assoluta, bevendo e mangiando solo acqua e cibo fortemente radioattivo, che provoca loro un abbassamento delle difese immunitarie e varie patologie tumorali, soprattutto nei bambini».

La delegazione di Legambiente ha trovato villaggi abitati con la presenza di molti bambini anche nella zona proibita, nel raggio di 30 km dalla centrale di Chernobyl: «Una situazione gravissima dove ci sono oltre 40 curie di cesio 137 per km2: una quantità enorme considerando che la presenza di 1 curie/km2 è già considerata come fortemente allarmante dalla Comunità europea - dicono gli ambientalisti - Le gravi problematiche sociali, economiche e sanitarie unite alla pericolosissima presenza di radioattività stanno mettendo a dura prova le popolazioni che vivono in questo paese sempre più dimenticato, con un'inflazione altissima e un significativo calo demografico».

Angelo Gentili, responsabile nazionale di Legambiente solidarietà, evidenzia un altro rischio che sta verificandosi nel disinteresse della comunità internazionale. «Nonostante la gravissima situazione determinata dal disastro nucleare del 1986 - afferma Gentili - sono in costruzione due nuove centrali nucleari nella zona settentrionale: una in Bielorussia e una in Lituania. Una scelta assurda che deve essere fermata. Ci appelliamo alla Commissione europea, agli Stati membri e alla Comunità internazionale affinché s'intervenga in modo risolutivo ed efficace per fermare questa scelta inconcepibile per un territorio già pesantemente contaminato. Inoltre è essenziale intervenire per aiutare le popolazioni vittime del disastro e favorire da subito lo spostamento delle famiglie che vivono nelle aree più contaminate».

Legambiente continua a intervenire in Bielorussia con aiuti sanitari e progetti di cooperazione, come quello che ha permesso di realizzare e ampliare il reparto pediatrico di terapia intensiva, all'ospedale di Gomel. «"Anche per l'anno 2013 - spiega Gentili - abbiamo siglato un nuovo accordo per portare 100 bambini dalle zone fortemente radioattive al Centro Speranza di Vileijka: una struttura ecoefficente in un'area non contaminata, dove oltre a giochi e laboratori creativi i bambini mangiano cibo non radioattivo. Inoltre i piccoli ospiti vengono monitorati dal punto di vista medico per evidenziare eventuali patologie per poterli poi seguire anche durante l'anno: un speranza concreta per le popolazioni vittime innocenti della catastrofe nucleare di 26 anni fa».
tratto dal sito: Greenreport

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