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La Giornata della vittoria (in russo: День Победы?) viene celebrata il 9 maggio, in memoria della capitolazione della Germania nazista durante la seconda guerra mondiale (conosciuta anche come la Grande guerra patriottica in Unione Sovietica e alcuni Stati post-sovietici).

La resa fu firmata nella tarda sera dell'8 maggio 1945 (già il 9 maggio a Mosca), in seguito alla capitolazione concordata in precedenza con le forze alleate sul fronte occidentale. Il governo sovietico annunciò la vittoria la mattina del 9 maggio, dopo la cerimonia di firma avvenuta a Berlino. Tuttavia, è solo dal 1965 che la Giornata della vittoria è stata proclamata festa nazionale.

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NON SOTTOVALUTIAMO LE BASSE DOSI DI RADIAZIONE! – comunicato presidente MIC « il: 03 Mar 18, 13:26:24 pm »
3 marzo 2018

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Il 17/09/2008 Fehr Hans-Jürg, membro del Consiglio Federale Svizzero, presentò un postulato (interrogazione) al Consiglio Nazionale  con tema gli effetti che le radiazioni nucleari a bassa intensità hanno sulle persone, animali e piante presenti nell'ambiente circostante le centrali nucleari svizzere. Il Consiglio Federale, accettando in data 26.11.2008 il postulato, decise di finanziare degli studi in merito e il 19.12.2008 il Consiglio Nazionale adottò  il provvedimento. Il 28 giugno 2011 venne pubblicato il risultato degli studi commissionati . Il 2 marzo di quest’anno, dopo quasi 10 anni dalla presentazione del postulato, il Consiglio Federale ha, finalmente, preso atto del rapporto concernente lo stato delle conoscenze sui rischi delle radiazioni ionizzanti a basse dosi (o dosi deboli), riportando testualmente nel suo comunicato:   “Il rapporto conclude che recenti studi supportano l'applicazione del modello lineare senza soglia come base per la protezione dalle radiazioni in Svizzera. Secondo questo modello, qualsiasi esposizione a radiazioni ionizzanti, anche a basse dosi, aumenta linearmente il rischio di cancro o di malattie ereditarie. Non c'è una dose al di sotto della quale si può considerare che l'esposizione non abbia alcun effetto”. Subito dopo vene aggiunto: “Il rispetto dei limiti di dose stabiliti dalla legislazione garantisce che questo rischio sia tollerabile per la popolazione svizzera”. L’annotazione, pur cercando di tranquillizzare la popolazione svizzera,  afferma con più forza il rischio correlato alle bassi dosi definendolo non superato o superabile, ma semplicemente “tollerabile” . Quanto riportato impone la necessità, sostenuta da anni da Mondo in cammino, della revisione del concetto di norma, riferito alla contaminazione radioattiva degli alimenti assunti dall’uomo. Non si possono, infatti, stabilire - con numeri puramente amministrativi (vedi, per esempio, quelli sul Cesio 137 che in natura non esiste, ma è frutto dell’attività umana) - i limiti ammissibili di contaminazione radioattiva per il cibo. E’ necessario rivedere le norme europee, partendo dal fatto che “non c'è una dose al di sotto della quale si può considerare che l'esposizione non abbia alcun effetto” per l’organismo umano che abbia assunto cibi contenti radioattività, così come ammessa e contemplata dalle attuali norme europee. Nel regolamento per i  livelli massimi ammissibili di contaminazione degli alimenti imposti dalla legislazione (per la Comunità Europea si fa riferimento al regolamento – Euratom - 2016/52 del Consiglio dell’Unione Europea del 15 gennaio 2016) sono fissati limiti superiori mediamente da 10 fino a 100 volte, nei casi estremi, la percentuale di rischio accettabile, come evidenziato dalle indagini effettuate dal laboratorio indipendente CRIIRAD nel 2015.   I limiti massimi ammissibili, infatti, non tengono conto del concetto di cumulo, soprattutto all’interno dell’organismo umano, determinato dall’ingestione di più alimenti contaminati, anche se a norma, e dalla tossicità specifica dei vari radionuclidi presenti nella catena alimentare, anche se complessivamente nei limiti fissati dalla legge.   Una delle affermazioni più sconcertanti del Regolamento è quella per cui la fissazione dei livelli massimi ammissibili viene basata (si riporta testualmente) “sul presupposto che il 10% degli alimenti consumati ogni anno sia contaminato”. (vedi punto 3 del regolamento). Tenendo conto che la percentuale riportata è stata indicata dagli esperti della lobby nucleare, consultati dal legislatore per gli aspetti tecnici, e che il legislatore stesso ha scelto di adottare una politica di minimizzazione del rischio radioattivo, risulta evidente che non si possa negare, anche da parte dei fautori del nucleare, che vi sia stato (e vi sia) un fallout globale, che riguarda – seppur minimizzato e per logica proprietà transitiva (visto che la percentuale viene desunta prendendo in considerazione solamente i fallout di Chernobyl e Fukushima) una contaminazione planetaria di almeno il 10%. Cosa succederò all’aumentare della percentuale numerica della contaminazione degli alimenti consumati? Verranno elevati i livelli in modo tale che i limiti ammissibili restino sempre nella “norma”? E’ un tranello molto pericoloso, soprattutto se si considerano i “normali” fallout dispersi  annualmente  da ogni centrale nucleare, senza contare quelli nascosti, se non secretati dal malevolo accordo AIEA/OMS del 28 maggio 1959 ancora in vigore e che  vincola l’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) alla preventiva censura dell’AIEA (Agenzia Internazionale Energia Atomica) sulla divulgazione degli effetti sulla salute umana in caso di incidente nucleare.  Per dare un’idea del potenziale pericolo che ci circonda, l’AIPRI fa notare che le 437 centrali atomiche in funzione nel 2017 hanno prodotto rifiuti equivalenti a 419.390 bombe latenti di Hiroshima da 13,5 chilotoni.   Solo la consapevolezza ci può e potrà aiutare, partendo  dalla vera conoscenza dell’effetto delle bassi dosi di radiazione e dal conseguente convinto “NO” al nucleare; solo così si può e potrà tutelare il più possibile l’ alimentazione e la salute umana, sia nostra che delle future generazioni, sottoposte ormai ad una pesante eredità nucleare e ad un fallout che, ai nostri occhi mortali, pare infinito. Il premio Nobel J. M. Muller affermava, inascoltato, già nel lontano 1956 “Il patrimonio genetico è il bene più prezioso dell’essere umano. Esso determina la vita della nostra discendenza, lo sviluppo sano ed armonioso delle generazioni future. In qualità di esperti affermiamo che la salute delle generazioni future è minacciato dal crescente sviluppo dell’industria atomica e delle fonti di irradiamento…Noi reputiamo che le nuovi mutazioni che compariranno negli esseri umani, saranno nefaste per loro e per la loro discendenza”. I danni genetici nella seconda generazione dei bambini di Chernobyl sono ormai inconfutabilmente dimostrabili e tragicamente presenti  Non dimentichiamocene! Massimo Bonfatti Presidente di Mondo in cammino

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